Contributo di Chiara Simoneschi-Cortesi per il periodico delle ACLI
La Svizzera fino ad un decennio fa era piuttosto sorda all’importanza di mettere in atto una politica familiare degna di questo nome. In questi ultimi anni, da quando ho l’opportunità di partecipare ai lavori del Parlamento federale, sono stati compiuti parecchi passi in avanti. Mai più si sarebbe pensato, dieci anni fa, che grazie ad atti parlamentari mirati, si sarebbe arrivati in Svizzera a raggiungere obiettivi della portata di quelli che effettivamente oggi sono stati raggiunti. Ma molte cose restano ancora da fare.
Finalmente all’inizio degli anni Duemila si è riusciti a varare la legge sul congedo maternità e più recentemente sono stati armonizzati, a livello federale, gli assegni per i figli, sul principio “ogni bambino un assegno”. Una politica familiare che si rispetti non poteva però non intervenire anche sui premi dell’assicurazione malattia che per molte famiglie sta diventando un costo insopportabile. Grazie alle nuove disposizioni le famiglie saranno ora alleggerite poiché oltre il secondo figlio il premio della cassa malati è stato dimezzato.
Con oltre 20 anni di ritardo si è finalmente giunti anche ad eliminare la disparità di trattamento fiscale tra i coniugi e i concubini (questi ultimi, essendo tassati individualmente, alla fine pagavano meno tasse rispetto alle coppie sposate in condizione analoga) e si è riusciti a fare in modo di aumentare anche le deduzioni fiscali per i figli a carico. È stata inoltre introdotta la deducibilità delle spese per la custodia dei bambini al di fuori della famiglia (asili nido, preasili, famiglie diurne) che rappresenta un grosso carico soprattutto per le famiglie giovani e per le coppie che hanno redditi medio-bassi.
È stato varato, e sarà ora rinnovato, un credito per aumentare i posti disponibili per la custodia extra familiare dei bambini: un programma già iniziato nella scorsa legislatura e che mira ad incentivare l’istituzione di nuove strutture di custodia dei bambini, attualmente ancora insufficienti. Purtroppo i tagli alle uscite non risparmieranno neppure questo settore e invece dei 120 milioni di franchi della scorsa legislatura, il Consiglio federale ne mette ora a disposizione solo 80. Bisognerà fare in modo, nella discussione parlamentare, che il credito non venga ridotto perché è importante che le famiglie riescano a conciliare nel miglior modo possibile oneri familiari e lavoro.
Naturalmente resta ancora parecchio da fare. Pensiamo per esempio al congedo in caso adozione di un bambino. Un tema mai affrontato finora. E sarebbe oltremodo utile introdurre, come già avvenuto in altri Paesi, il congedo paternità e il congedo parentale, senza contare i congedi non pagati (alcuni di questi concetti sono già in vigore nelle amministrazioni pubbliche e nelle grandi aziende). Lo stesso vale per i congedi in caso di malattia dei figli, emergenze che sovente i genitori devono affrontare con molta difficoltà.
Vi sono però anche altre misure a sostegno della conciliabilità lavoro-famiglia che, a mio giudizio, devono essere messe in atto, per esempio, orari di lavoro che tengano conto degli oneri famigliari, sia per la madre sia per il padre, e la questione del job sharing, la suddivisione dei posti di lavoro tra più persone. Tutto ciò è possibile (le esperienze in altri Paesi lo dimostrano) ma occorre la volontà politica di affrontare il discorso e mettere in atto quanto necessario, occorre porre il tema tra le priorità e considerare le risorse necessarie come un importante investimento per rafforzare la coesione sociale e non come una spesa qualsiasi soggetta ai tagli del momento! In quest’ambito l’impegno delle associazioni e dei movimenti è fondamentale per creare lobby laddove si prendono queste decisioni.
La crisi manifesta delle famiglie nello svolgere i loro ruoli tradizionali, primo fra tutti quello educatico, deriva anche dall’alto tasso di divorzi e separazioni nelle coppie. In questi casi il compito per il genitore (di regola la donna) a cui sono affidati i bambini è molto difficile sotto tutti i profili. Come intervenire e alleviare questo peso? Per le famiglie monoparentali è stato molto importante, per esempio, l’introduzione della detraibilità di una parte delle spese per la custodia dei figli. Ci sono poi – soprattutto nella Svizzera tedesca, molto meno nelle regioni latine – enti e associazioni, ma anche Comuni, che si occupano di Elternbildung (formazione dei genitori) con serate e incontri su tematiche che si occupano di problemi anche molto concreti che un genitore può incontrare (il neonato, i capricci dei più piccoli, i problemi degli adolescenti,…). Anche qui c’è ancora molto da fare per le associazioni e gli enti che operano sul territorio.